Visualizzazione post con etichetta cinema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cinema. Mostra tutti i post

sabato 6 aprile 2024

La serialità dalla A alla Z

 

Ben ritrovati sul blog. Mentre ero alla ricerca di un argomento interessante per un pezzo e dare così seguito all’impegno preso alla fine dello scorso anno di scrivere nuovi articoli, mi sono imbattuto nella parola “requel”, un termine legato alle meccaniche della serialità che ha destato la mia attenzione. Per via della mia formazione fumettistica, in particolare Marvel e DC, ho sempre avuto una buona familiarità con termini quali reboot, crossover, spin-off. Il fumetto super-eroistico seriale americano è sempre stato più avanti rispetto ad Hollywood che, remake a parte, era abbastanza fermo al palo. Con gli anni ’80 sono arrivati i sequel, poi qualche timido prequel, e solo l’arrivo su celluloide dei film dedicati ai super eroi ha sdoganato l’utilizzo degli altri termini relativi alla serialità. Per la sua oscurità, tuttavia, il termine “requel” ha sorpreso anche me, e mi ha dato lo spunto per questo articolo, in cui analizzerò tutti (o quasi) i termini più comuni legati alle meccaniche della serialità. Il punto di vista principale, per quanto riguarda gli esempi, saranno i film. Andiamo a cominciare!



Ogni universo narrativo nasce da un’opera madre, che per semplicità chiameremo il film originale. Alien (1979), Matrix (1999), Halloween (1978), Predator (1987) sono tutti esempi di film originali. Poteva finire lì, ma l’arrivo di un sequel ha trasformato questi film in qualcosa di più. Un sequel è un seguito diretto alla storia narrata dal film originale. Il sequel riprende una storia che poteva definirsi conclusa e presenta dei fatti accaduti dopo quelli raccontati nella prima opera, utilizzando nella maggior parte dei casi la medesima ambientazione e gli stessi protagonisti dalla prima vicenda. Ecco quindi Aliens – Scontro Finale (1986), con Ripley di nuovo alle prese con gli xenomorfi; ecco tornare Micheal Myers in Halloween 2 – Il Signore della Morte (1981); ecco Predator 2 (1990), che sposta l’avventura dalla giungla tropicale ai grattacieli di Los Angeles. In Predator 2 abbiamo nuovi personaggi e nuova ambientazione ma le vicende del primo film sono citate in un scambio di battute tra il protagonista Mike Harrigan e gli agenti governativi a caccia dell’alieno. L’unica vera regola che un sequel dovrebbe seguire è di fare le cose più in grande rispetto al primo film, e Aliens – Scontro Finale lo esemplifica in maniera superba: nel primo film c’è un solo alieno, nel secondo ce ne sono centinaia!


Un sequel può avere un sequel a sua volta. L’arrivo di un ulteriore sequel può portare alla chiusura di una storia più vasta, come per Star Wars – Il Ritorno dello Jedi (1983), Matrix Revolutions (2003), I Pirati dei Caraibi – Oltre i Confini del Mare (2011) o Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re (2003). I casi appena citati formano un chiaro esempio di saga o di trilogia. A volte il sequel del sequel porta semplicemente ad una nuova storia, che viene chiusa, lasciando magari spazio ad ulteriori sequel. E’ questo il caso dei vari seguiti di Rocky: ogni film vede l’arrivo di un nuovo sfidante (o di una rivincita), mentre la vita del nostro protagonista prosegue. Un altro esempio possono essere i vari sequel di Halloween o di Venerdì 13: alla fine di ogni film Micheal Myers o Jason Voorhees vengono sconfitti, ma raramente uccisi, così che possano tornare per il prossimo film (e se muoiono, possono sempre tornare in vita, come in Venerdì 13 parte VI: Jason Vive, del 1986).


Cosa succederebbe, però, se la narrazione, invece di andare “avanti”, come avviene nei sequel, tornasse indietro per mostrare fatti antecedenti al film originale? In questo caso avremo un prequel, ossia un antefatto, un film in cui gli eventi narrati si svolgono cronologicamente prima del film originale. Sono esempi di prequel i primi tre episodi di Star Wars, temporalmente antecedenti alle avventure di Luke Skywalker, dove il protagonista è Anakin, suo padre. Allo stesso modo, i tre film de Lo Hobbit fungono da prequel alla trilogia de Il Signore degli Anelli. Se parliamo di film singoli, sono dei prequel X-Men: L’Inizio (2011), Il Padrino – Parte II (1974), Underworld – La Ribellione dei Lycans (2009). Anche un prequel può generare un sequel: un esempio è Alien Covenant (2017), che è il sequel di Prometheus (2012), prequel di Alien (1979). Riassumendo, prequel e sequel fanno riferimento alla posizione cronologica di una storia rispetto ad un’altra. Avremo un prequel se i fatti narrati sono antecedenti alla storia originale, avremo un sequel se le vicende sono posteriori a quanto già raccontato.


Fino a qui le cose sono abbastanza semplici. Iniziamo a complicarle con uno spin-off. Anche lo spin-off deriva da un film principale, di cui in genere mantiene l’ambientazione, ma narra una storia ad esso parallela, focalizzandosi su personaggi diversi, di solito secondari rispetto al film primario. Lo spin-off, quindi, è un film incentrato su elementi o personaggi secondari di un’opera precedente. Fra gli esempi, abbiamo I Minions, buffi mostriciattoli che sono apparsi originariamente nei film della saga Cattivissimo Me, oppure i film con protagonista Adonis Creed, figlio di Apollo Creed e rivale di Rocky. Anche i film di Wolverine, divenuti una trilogia, sono uno spin-off della saga principale degli X-Men. Altro esempio il film Hobbs & Shaw (2019), con protagonisti due personaggi non protagonisti già apparsi nella saga Fast & Furious. Una menzione d’onore va al Re Scorpione (2002), che riesce ad essere contemporaneamente sia uno spin-off che un prequel de La Mummia (1999).


Prendiamo ora in considerazione il cross-over, storia in cui compaiono personaggi o elementi di più universi narrativi. Non sto parlando di meri omaggi o citazioni, ma di una storia in cui si incontrano personaggi appartenenti ad universi narrativi fino ad allora separati. Qualche esempio? Freddy vs Jason (2003), in cui si scontrano gli iconici cattivi delle saghe di Nightmare e Venerdì 13; Alien vs Predator (2004), dove i due alieni delle rispettive saghe se le danno di santa ragione; Batman V Superman – Dawn of Justice (2016), con il primo incontro fra il Cavaliere Oscuro e l’Uomo d’Acciaio; The Avengers (2012), film corale della prima fase del Marvel Cinematic Universe, dove tutti i super eroi, sino ad allora presentati in singoli film, si uniscono per affrontare un minaccia fuori scala.


Alziamo l’asticella e proseguiamo con un concetto complicato come la retcon. Il termine è una contrazione delle parole inglesi retroactive continuity e indica una modifica alla forma o al contenuto di una narrazione già nota, che consente di creare una storia alternativa dove la trama o i personaggi sono in conflitto con quanto narrato in precedenza. In sostanza è un espediente narrativo per modificare eventi e situazioni descritte in precedenza e adattarle a nuovi sviluppi della storia o per correggere preesistenti violazioni/errori della linea narrativa. Highlander 2 (1991), con la sua trama raffazzonata, annulla tutta la tradizione e il background storico-sovrannaturale del primo film, decidendo che Ramirez e Connor MacLeod siano degli alieni (!!!). I film Deadpool (2016) e Deadpool 2 (2018) reintroducono questo personaggio nell’universo mutante, riscrivendo la sua prima apparizione avvenuta nel film X-Men Le Origini – Wolverine (2009). In Spiderman 3 (2007) viene rinarrata la vicenda dell’omicidio dello zio Ben (già mostrata, con tanto di colpevole, nel primo Spiderman del 2002), attribuendone la responsabilità a Flint Mark, l’Uomo Sabbia.


Passiamo ora a qualcosa di semplice e torniamo a focalizzarci sul il film principale. Oltre a sequel o prequel, il film originale potrebbe subire dei trattamenti particolari, come il remake o il reboot. Il remake è il rifacimento di un singolo film ben definito a distanza di un certo periodo di tempo dall’originale. Nel remake la trama e i personaggi restano (abbastanza) fedeli all’originale, con pochi cambiamenti. Si tratta di una nuova versione della stessa storia, magari cambiando ambientazione o epoca, ma senza clamorose variazioni alla trama e ai personaggi principali. Fra gli esempi di remake abbiamo La Cosa (1982) di John Carpenter, Scarface (1983) di Brian De Palma, La Mosca (1986) di David Cronenberg, Ocean’s Elevn (2001) di Steven Soderbergh, The Ring (2002) di Gore Verbinski (lascio a voi divertirvi a cercare i film originali). Il reboot è il riavvio di un intero franchise e non è circoscritto ad una singola opera bensì ad un gruppo di opere appartenenti al medesimo universo narrativo. L’idea è di iniziare (riavviare) un nuovo franchise e poter quindi girare diversi sequel. E’ il riavvio di una narrazione ormai esaurita, che viene riscritta e rilanciata, prendendo spunto solo da alcuni dettagli e personaggi dell’originale. Qualche esempio? La serie dei film Amazing Spiderman con Andrew Garfield rispetto agli Spiderman di Sam Raimi; Jumanji (2017) e il suo sequel rispetto al Jumanji con Robin Williams; Halloween – The Beginning (2007) e il suo seguito, per la regia di Rob Zombie, rispetto al film originale di Carpenter. C’è da dire che talvolta la differenza tra remake e reboot è labile, per non dire complicata. La Mummia (1999) e i suoi seguiti che rapporti hanno con il film La Mummia del 1932? E La Mummia del 2017 con Tom Cruise cosa sarebbe? Il reboot del reboot? Oppure: sia Venerdì 13 che Nightmare hanno avuto un reboot, ma lo scarso successo al botteghino non gli ha permesso di generare ulteriori seguiti. Si potrebbero, quindi, considerarli dei semplici remake?


Veniamo infine al termine requel, la parola che è stata indirettamente la causa scatenante di questo articolo. Il requel è un film che rivisita e ripropone il tema di un altro film, solitamente di grande successo, ma non è un remake, né un sequel e neanche un reboot. Non è un remake perché questo solitamente si limita a riproporre per filo e per segno la narrazione passata; non è un sequel perché non è una continuazione lineare della trama del film originale; non è un reboot perché questo prende il prodotto originale e ne stravolge gli eventi. Il requel (contrazione delle parole reboot e sequel) è un prodotto che sfrutta gli elementi di un film già esistente, senza esserne un rifacimento e senza rientrare in una specifica sequenza temporale. Nel requel c’è spesso la volontà di far apparire l’intera narrazione in modo diverso: se ne riprendono alcune figure e vicende ma la storia è ampliata al punto da renderla quasi priva di accenni o richiami all’opera originaria. Il requel sfrutta le caratteristiche di un altro film, proiettandolo narrativamente nel futuro, unendo i concetti di reboot e sequel insieme. Fondamentalmente è un sequel che abbraccia le strutture fondanti e le costanti del film di riferimento, ma anche le sue mutazioni. Qualche esempio? Casino Royale (2006) appartiene alla saga di 007, ma di fatto ne è un rilancio da zero. Altri esempi sono Scream (2022), Matrix Resurrections (2021), Mad Max Fury Road (2015), Ghostbusters: Legacy (2021), Jurassic World (2015), Halloween di David Gordon Green (2018).



giovedì 25 gennaio 2018

Marvel vs DC: falsi miti e bugie clamorose



Secondi antichi sistemi filosofici, ogni cosa al mondo è duale: la luce si oppone alle tenebre, la vita alla morte, l’alto al basso e così via. Questa dicotomia esiste anche nel mondo dei fumetti, quelli di super eroi in particolare, con l’eterno confronto fra Marvel e DC. I fan sostengono la superiorità del proprio universo fumettistico preferito contro l’altro in duelli verbali e sfoggio di cultura nerdistica tali da far pensare cosa succederebbe al mondo se tanta foga venisse messa al servizio di cause più nobili. In Italia, la Marvel vanta una presenza storica più radicata: dagli anni ’70 con le edizioni Corno, fino a quelle odierne della Panini Comics, i fumetti della Casa delle Meraviglie sono più o meno sempre stati presenti nelle edicole e nelle fumetterie. La DC, nonostante i suoi eroi siano in giro storicamente da più tempo di quelli della sua rivale, ha invece avuto una scarsa penetrazione in Italia. Diversi editori hanno tentato di proporre in Italia le sue storie, con alterne fortune ma, soprattutto, lunghi periodi di inattività editoriale. Dal 2007 le cose sono cambiate: prima la Planeta De Agostini, poi la Lion, hanno mantenuto una presenza fissa in edicola e in fumetteria, permettendo ai fumetti di DC di farsi conoscere al grande pubblico. Il gap fra Marvel e DC in Italia resta comunque una verità ineludibile, verità dovuta unicamente a ragioni editoriali e non alla minore qualità dei fumetti proposti.




La diatriba Marvel e DC, negli ultimi anni, si è spostata al cinema: la nascita del Marvel Cinematic Universe e la risposta della sua rivale con il DC Extended Universe, ovvero il tentativo di creare universi cinematografici condivisi con i loro super eroi come protagonisti, ha portato lo scontro tra i fan a livelli impensabili. Il progetto cinematografico della Marvel è andato rapidamente in porto, con grossi successi di pubblico e di incassi, diventando una pietra di paragone per tutti gli altri studios. Il DCEU pare invece arrancare, non avendo ancora trovato la quadratura del cerchio, i suoi film si alternano fra modesti successi e critiche ferocissime. Ma è davvero così? Al di là dei gusti personali, trovo che le critiche al DCEU sono viziate da profonda partigianeria. Poiché la Marvel ha trovato il successo con la sua strada, la DC è stata criticata sin dall’inizio per non averne seguito le orme. Fan esagitati che esaltano film Marvel che sono autentiche immondizie, sembrano dimenticare i loro canoni di giudizio quando si trovano a commentare un film della DC. Lo scopo di questo articolo è analizzare alcune delle frequenti critiche rivolte ai film del DCEU per vedere se c’è qualcosa di vero. Andiamo a cominciare!




I tempi del DCEU sono stati affrettati

La Marvel ha cominciato con film sui singoli eroi e solo dopo averli presentati tutti, li ha riuniti in un film corale come “The Avengers”. La DC ha cominciato con “Man of Steel”, film a solo su Superman, ha inserito Batman e Wonder Woman in “Batman v Superman”, quindi ha utilizzato il film “Justice League” per presentare gli eroi mancanti. La critica dei fan è che la DC ha fatto le cose “troppo di fretta”. Questa critica è faziosa, oltre che falsa. E’ faziosa, perché presuppone che la DC debba comportarsi per forza come la Marvel, come se il modello Marvel fosse l’unico giusto e meritevole. E’ falsa perché, conti alla mano, si può vedere che il film corale della DC, Justice League, ha seguito più o meno le stesse tempistiche temporali della Marvel. Fra “Iron Man”, primo film della Marvel, del 2008, e “The Avengers”, il film di gruppo della stessa, uscito nel 2012, sono passati 6 anni e 5 film. Per la DC, fra “Man of Steel”, del 2013, e “Justice League”, del 2017, sono passati 4 anni e 4 film. Differenze davvero ridicole, che demoliscono totalmente questa critica. La DC non ha affrettato i tempi, ha semplicemente fatto le cose in maniera diversa.




Il DCEU sta copiando la Marvel

Questa critica è davvero ridicola. La DC esiste da più tempo della Marvel, i suoi eroi sono stati spesso e volentieri copiati dalla Marvel (Flash, Darkseid, lo stesso Superman) e prima che questa portasse al cinema Iron Man, la DC aveva già avuto sugli schermi Superman e Batman. E’ vero che nessuno aveva ancora creato un universo condiviso che ricalcasse quello dei fumetti ma davvero basta solo questo per ritenere che la DC voglia copiare la Marvel? Qui non si tratta di copiare, bensì di mettere a frutto, su schermo, un patrimonio di fumetti inestimabile e davvero non c’è niente di male che la DC voglia fare lo stesso. Sarebbe stato molto più grave se non ci avesse provato, non trovate?




Wonder Woman è l’unico film riuscito

Apparentemente è una semplice dichiarazione di gusti personali, solitamente non discutibile ma se la eleviamo a critica, è dannatamente sbagliata. Wonder Woman è l’unico film del DCEU salvato dalla critica americana ma l’unico motivo per cui è stato salvato, spiace dirlo, è perché ha una protagonista femminile ed è stato girato da una donna. L’unico motivo. E con i tempi che corrono si capisce perché pure i fan Marvel sono stati zitti, non sia mai che vengano accusati di maschilismo. A me però non importa nulla e dico che, cinematograficamente parlando, Wonder Woman è un film mediocre, un film di origini non dissimile da tanti altri. L’unica cosa davvero azzeccata del film è la protagonista, Gal Gadot non sembra Wonder Woman, Gal Gadot è Wonder Woman, ma il film resta comunque mediocre. I film devono essere criticati ed apprezzati per il loro valore reale, non per circostanze esterne che non centrano nulla. Che sia stato girato da una donna, per me ha un valore pari a zero, poteva girarlo Steven Spielberg e avrei comunque detto che non valeva nulla. 




Batman di Ben Affleck è indegno

Capisco che i fan possano essersi affezionati al Batman di Christian Bale e alla bellissima trilogia di Christopher Nolan. Anche io l’ho apprezzata molto ma il Batman dei fumetti ha molte facce e quello di Nolan ne incarna solo alcune. Per certi versi, il Batman di Nolan non è il Batman dei fumetti, ne ha alcune caratteristiche ma, a conti fatti, i suoi film non sono un esempio tipico di film di super eroi. Batman è un personaggio incredibile, over the top, si confronta da semplice umano con gente come Superman e Lanterna Verde, ha una mente incredibile, sta sempre 10 passi avanti al nemico, è il principe dei detective e di tutto questo non c’è traccia nella saga di Nolan. Il Batman di Ben Affleck è un tentativo, a parer mio ben riuscito, di mostrarci un Batman più vicino alle sue radici fumettistiche, perlomeno alcune. La sua interpretazione in Batman v Superman per me è stata buona, la sua scena di combattimento al porto di Gotham per salvare la madre di Superman è stata superlativa, la migliore in assoluto di sempre. Non è perfetto, per esempio in “Justice League” l’ho trovato parecchio sottotono ma criticarlo per partito preso non è corretto. Ricordate, inoltre, che Batman è stato interpretato anche da Val Kilmer e George Clooney, se quello di Ben Affleck è indegno, cosa pensare di questi altri? 




Batman v Superman è una schifezza, Man of Steel è orribile

Non ci perdo neppure tempo a confutare queste critiche, perché non sono tali, ma semplici gusti. A me sono piaciuti. E se qualcuno ritenesse che questi film sono “oggettivamente” brutti, lo pregherei di andarsi a (ri)vedere film come Iron Man 2, Thor 2 e 3, Guardiani della Galassia 1 e 2 o il film di Hulk. E’ incredibile come i fan della Marvel, pur avendo autentiche schifezze nel loro angolino, ritengono di poter considerare oggettivamente brutti i film della DC. Questa è pura partigianeria.




Tutti i film del DCEU sono stati un flop commerciale

Questa affermazione è falsa, perlomeno così come è presentata. Indubbiamente la DC si aspettava di più da certi film ma “Batman v Superman” ha incassato più di 700 milioni di dollari e Suicide Squad, nonostante sia stato demolito da critica e pubblico, ne ha incassati poco meno, Wonder Woman solo negli USA ha incassato 300-400 milioni di dollari ed è un bel gruzzolo. Cosa succede allora? Succede che la percezione (errata) che i film della DC siano brutti, porta poi alla convinzione che siano anche andati male al botteghino ma non è così. La Warner Bros sicuramente si aspettava di più da alcuni titoli ma parlare di flop è ingiustificato.




Il Joker di Heath Ledger è inarrivabile

Qui mi viene da ridere: prima dell’uscita del film di Nolan, era il Joker di Jack Nicholson ad essere considerato inarrivabile. Poi però è uscito “Il Cavaliere Oscuro” e ci siamo dovuti ricredere. Il Joker di Heath Ledger è una buonissima interpretazione del personaggio, che rimarrà nella storia del cinema, consolidata (ahimé) anche dalla triste sorte del suo attore. Ma ci saranno sempre altri film su Batman e il Joker e quello di Jared Leto non è neanche malvagio. Innanzitutto, nei fumetti più o meno contemporanei al film, l’aspetto del Joker era davvero quello. Seconda cosa, così come Batman ha molti aspetti e le sue incarnazioni filmiche si limitano a riprenderne alcuni e lasciarne da parte altri, lo stesso avviene ed avverrà con il Joker. La sfortuna del Joker di Jared Leto è che non era il protagonista del film in cui è apparso, “Suicide Squad”, ma per quel poco che si è visto è stato sicuramente interessante e spero presto in un film tutto su di lui.




Superman è troppo forte

Questa critica parte già dai fumetti: come è possibile interessarsi di un eroe che è quasi onnipotente? Beh, ci sono 80 anni di storie a fumetti che stanno li a dimostrarlo, meglio stare zitti prima di dire stupidaggini. Superman è estremamente potente (ma perché, Thor non lo è?) ma anche estremamente umano e le sue storie migliori hanno dimostrato che è fin troppo vulnerabile. E’ anche stato ucciso, da Doomsday, in una storia epica che ha dimostrato che nessuno è al sicuro, neppure Superman. Per chi fosse interessato, consiglio di leggere la miniserie All Star Superman, un fumetto che condensa in 12 numeri tutto il meglio dell’Uomo di Acciaio, i suoi nemici, la sua forza e le sue debolezze. Se dopo averlo letto non vi sarete innamorati dell’Azzurrone, il problema è tutto vostro … 




I film del DCEU sono troppo dark!

E i film della Marvel sono troppo stupidi ed allegri: se Thor può permettersi di prendere la metro per raggiungere il luogo dello scontro con Malekith mentre il mondo rischia di essere distrutto, è chiaro che qui c’è una grossa differenza di aspettative. I film del DCEU non sono troppo dark, sono semplicemente più realistici e più seri, quelli Marvel pensano più a mettere in scena divertenti baraonde, senza prendersi sul serio. Sono solo due modi di fare le cose, ritenere che i film del DCEU siano troppo dark significa credere che solo il metodo Marvel sia quello giusto. Ancora una volta, pura faziosità. 


Zack Snyder   
Gira e rigira, tutti i problemi del DCEU vengono imputati alla presenza di quest’uomo, il regista di “Man of Steel”, “Batman v Superman” e “Justice League”, nonché coordinatore di tutto il resto. Posso capire che non debba piacere per forza: il suo cinema muscolare e super eroistico non è per tutti. Molti l’hanno amato già con 300 e Watchmen, altri l’hanno odiato, pazienza, non può piacere a tutti. Ma una cosa va detta: Zack Snyder è un signor regista, uno che la macchina da presa la sa usare ed è capace di mettere in scena battaglie titaniche. Dopo una prima fase in cui i film Marvel hanno utilizzato registi di un certo nome, con l’avvento della Disney se ne sono andati tutti, sono rimasti i mestieranti, quelli che dicono sempre sissignore, gente che non ha un minimo di occhio per quello che dovrebbe essere il cinema. Da quando è iniziata la standardizzazione, i film Marvel hanno avuto un tracollo di qualità, iniziando ad assomigliarsi tutti. Se Thor, personaggio epico, viene usato come se fosse uno di quei cinque buffoni dei Guardiani della Galassia, è chiaro che si è rinunciato completamente a fare un discorso di genere, si va avanti con il pilota automatico: gag, gag, momento serio, scenetta, gag, gag, e così via. Alla DC, almeno, si continuano ad usare veri registi e non manichini.

venerdì 11 agosto 2017

La Torre Nera (dopo il film)



Ben ritrovati. Ieri sera sono andato a vedere il film “La Torre Nera” e, come promesso, sono qui per darvi le mie impressioni, spoiler compresi. La prima cosa da dire è che il film mi è piaciuto. Nonostante le recensioni non proprio lusinghiere che ho avuto l’occasione di leggere, alla fine della fiera mi sono divertito e tanto basta. Non è un film che resterà negli annali di Hollywood, non spicca neppure fra tutti i film tratti dai libri di Stephen King ma non è quel disastro che si legge online. La sua breve durata (appena un’ora e mezzo) tiene il film concentrato sulle cose importanti, sui personaggi e le loro vicende, senza digressioni e perdite di tempo. Per alcuni, il breve minutaggio è un sintomo di qualcosa che non va, la gente è abituata a film da due ore, due ore e mezza ma, tanto per dire, i celebrati film degli anni ’80 (che Hollywood tenta di spremere con remake e reboot) raramente duravano così tanto, limitandosi  ai classici 90 minuti.




Per quanto riguarda la trama, il film segue più o meno la scia indicata nel trailer: Jack ha sogni e visioni del pistolero, dell’uomo in nero e della torre. E’ indeciso se crederci o meno finché gli sgherri dell’uomo in nero non lo vengono a cercare. Jack fugge, entra in una casa stregata e li trova un tecnologico portale che lo porta nel medio mondo. Qui incontra Roland, che inizialmente lo prende per un trucco dell’uomo in nero per fargli abbassare la guardia ma non è così: Roland si convince della sincerità di Jack e per il suo tramite vorrebbe riuscire a mettere le mani sull’uomo in nero. A differenza dei romanzi, nel film Roland non è in cerca della torre, tutto ciò che vuole è uccidere Walter, l’uomo in nero, per vendicare la morte di suo padre. Jack e Roland raggiungono un villaggio che custodisce un antico portale. Una veggente locale rivela a Roland che Jack ha poteri psichici incredibili e proprio per questo diventa un bersaglio dell’uomo in nero. Walter vuole distruggere la torre nera e per farlo ha bisogno del potenziale psichico di ragazzi dotati. Fino ad ora è solo riuscito a danneggiare la torre ma se avesse il potere di Jack a disposizione, potrebbe distruggerla. Gli sgherri di Walter attaccano il villaggio ma Roland riesce a proteggere il ragazzo e, insieme a Jack, varca il portale arrivando così sulla terra. Roland soffre per i postumi di una ferita alla spalla ma le medicine moderne della terra lo rimettono in sesto. Jack scopre che l’uomo in nero ha ucciso sua madre e il suo patrigno e brucia di rabbia e dolore. Le lacrime di Jack smuovono il cuore di Roland, che decide di abbracciare il suo ruolo di pistolero non (solo) per vendetta ma per difendere la torre, la cui distruzione trascinerebbe tutti gli universi nelle tenebre. L’uomo in nero riesce a rapire Jack e lo porta nel medio mondo, nella fortezza da cui scaglia gli attacchi alla torre. Roland fa strage dei suoi servi sulla terra, attiva un portale per il medio mondo e ha infine il suo faccia a faccia con Walter. Roland dimostra la sua incredibile bravura con le pistole ma la stregoneria di Water sembra superiore: Roland è a terra indifeso ma Jack riesce a trasmettergli la forza e il coraggio per un ultimo attacco. Roland fa fuoco due volte in rapida successione, il secondo proiettile devia la traiettoria del primo, sorprendendo l’uomo in nero che cade a terra morto (ma sarà vero?). Roland distrugge la fortezza di Walter e torna sulla terra con Jack: la torre nera è finalmente al sicuro. Dopo un hot-dog in compagnia, Roland propone a Jack di tornare nel medio mondo insieme a lui, si è dimostrato in gamba e sulla terra, ormai, Jack non ha più nessuno. Il ragazza accetta felice e termina il film. 




La trama del film non centra granché con quella dei romanzi, ma questo era ampiamente prevedibile. Come ho già detto nel precedente articolo, questo film è un sequel, nonché solo il primo atto di un potenziale franchise. Eviterò quindi ogni commento in proposito, non avrebbe senso. Più interessante è analizzare cosa il film decide di mostrare, di raccontare e se i personaggi proposti siano più o meno in linea con quelli del romanzo. Il film non è la versione di uno dei libri della saga, ma mostra luoghi ed eventi tratti da più libri contemporaneamente. La fortezza dell’uomo in nero, dove vengono tenuti i ragazzi speciali e da dove vengono lanciati gli attacchi psichici alla torre è il campo di prigionia Devar-Toi, anche noto come Algul Siento o Blue Heaven di cui si parla nel 5° libro e che viene attaccato da Roland e dai suoi compagni nel 7°. Gli sgherri dell’uomo in nero sono i Can-Toi, creature non umane che si celano sotto maschere di pelle, come si vede chiaramente anche nel film. Nei libri sono noti anche come “uomini bassi in cappotti gialli” e il film ha cura di mostrarceli anche in questa versione. Walter è il braccio destro del Re Rosso: nel film non viene detto ma si vedono i graffiti sui muri di New York che inneggiano al Re Rosso, esattamente come nei romanzi, segno che nel proseguo della saga verrà anche il suo momento. L’onore dei pistoleri ed il loro codice di comportamento è un punto centrale del film tanto quanto dei romanzi: il Roland cinematografico sembra inizialmente muoversi unicamente per vendetta, vuole uccidere l’uomo in nero perché lui ha ucciso suo padre, non per difendere la torre. Ma nel corso del film Jack riesce a ridare cuore e onore a Roland anche se, a dire il vero, non lo aveva mai abbandonato, dato che da subito ha cercato di proteggere e salvare Jack da ogni pericolo. Quando recita insieme al ragazzo il mantra del pistolero, Roland è finalmente pronto ad adempiere ai suoi compiti di protettore della torre. Lo scontro con gli sgherri dell’uomo in nero si ispira probabilmente alla sparatoria del 2° libro, anche se li erano presenti altri personaggi. La ferita alla spalla e la conseguente setticemia, curata soltanto dalle medicine della terra, ripresenta la stessa situazione che Roland ha affrontato nel corso del 2° libro (con la differenza che qui la ferita era alla mano). Un’altra cosa che mi è piaciuta molto è che il film tiene conto della tecnologia perduta del medio mondo e degli uomini bassi, mostrando portali tecnologici e non magici, come avrebbe potuto fare un adattamento più facilone (ma errato).




Veniamo ora alle differenze. Di Roland ho già detto, la sua motivazione iniziale è la vendetta, non la protezione della torre ma nel corso del film le cose cambiano in maniera naturale e per un sequel questa differenza ci può stare. Walter, l’uomo in nero, viene mostrato come un agente del male, le sue parole mutano il comportamento della gente, spingendole al suicido o ad altre azioni orribili. Rispetto ai romanzi, Walter dimostra anche poteri più “combattivi”, quando ferma i proiettili con le mani, quando usa la telecinesi sugli oggetti o quando semplicemente infiamma la sua mano per bruciare le persone. Non ricordo che nei romanzi abbia mai fatto cose simili ma l’uomo in nero è essenzialmente un mistero e come agente del male può fare come gli pare. Per essere il nemico di Roland, deve disporre di incredibili poteri, altrimenti sarebbe già stato ucciso da molto tempo. La differenza maggiore, quindi, tocca a Jack, che nel film viene dotato di poteri psichici rilevanti. Oltre ad avere visioni, Jack distrugge il demone guardiano della casa semplicemente con la forza della mente e nel finale del film riesce a tenere aperto il portale fra la terra e il medio mondo che permette a Roland di raggiungerlo. Nei libri era solo un ragazzo molto in gamba, un futuro pistolero (cosa che potrebbe ancora diventare nei futuri film) ma non uno psionico. 

Per essere un film che deve aprire un franchise, il finale è abbastanza anomalo. Roland uccide l’uomo in nero, distrugge la sua fortezza, salva la torre e se ne va via con Jack. Sappiamo che ci sarà un seguito, deve esserci, lo dicono i libri, lo dicono i produttori ed il regista, ma il film cosa dice? Anche se il finale sembra molto definitivo, se analizziamo con attenzione il film scopriamo che ci sono degli agganci per il futuro. Gli accenni al Re Rosso non possono essere stati messi li per caso, anche se l’uomo in nero è stato sconfitto, il suo signore è pronto a prenderne il posto. Roland chiede a Jack di seguirlo, perché potrebbe ancora aver bisogno di lui, segno che la lotta con le tenebre non è finita. “Finché ci sarà oscurità nel mondo la torre non sarà al sicuro”, questa frase viene detta espressamente in un paio di occasioni, vorrà pur dire qualcosa. Per finire, siamo davvero sicuri che l’uomo in nero sia davvero morto? Walter è uno stregone, ha poteri incredibili, e poteri ancora più oscuri ha il suo signore, il Re Rosso. Sono certo che per l’uomo in nero questo film non sia la fine, ma solo una temporanea sconfitta.