giovedì 21 novembre 2013

Thor: the Dark World



Sono appena stato a vedere “Thor: the Dark World” e mi è venuta voglia di scriverne subito una recensione. Come mai? Forse penserete che mi è piaciuto così tanto al punto da consigliarvelo, ma in realtà non è così. A scanso di equivoci vi dico subito che non è vero neppure l’opposto, non è una cagata tipo “Wolverine: l’Immortale”, è un filmetto Marvel con azione e umorismo senza troppe pretese, perfettamente allineato ai film degli Avengers e di Iron Man. E forse per me è proprio questo il problema: il continuo umorismo che spunta fuori ad ogni momento mi ha rotto le palle! Capisco che allo spettatore occasionale piaccia, e che grazie a tale elemento gli Avengers hanno fatto centro al botteghino, ma se un film non si prende sul serio, non vedo perché dovrei farlo io. Come posso entusiasmarmi e partecipare emotivamente ad un film quando neppure i personaggi sullo schermo lo fanno? Se fra una scena di azione e l’altra (o anche all’interno delle stesse) si preferisce fare battutine, se si preferisce appiattire i personaggi al punto da renderli delle macchiette, da fan di Thor e dei fumetti Marvel io dico “no grazie, tenetevi pure questi supereroi cazzeggiatori”. Thor è un personaggio epico, da fantasy eroica e nei suoi fumetti non c’è uno straccio di umorismo: perché i suoi film non possono rispettare queste caratteristiche? E dire che il primo film mi era piaciuto parecchio, forse il migliore fra quelli dei Marvel Studio: il regista Kenneth Branagh, pur non essendo un lettore di comics, aveva capito quali erano i capisaldi intorno a cui far ruotare la storia di Thor: il suo conflitto con Loki, lo scontro fra padri e figli, tutti questi elementi avevano contribuito a rendere il primo film davvero epico, senza banali gag umoristiche a rovinare tutto. Poi sono arrivati i Vendicatori, il successo mondiale, e l’ironia tipica di Iron Man (peraltro fuori personaggio anche qui se parliamo di Tony Stark, più appropriata se parliamo di Robert Downey Jr.) si è espansa agli altri film Marvel. Thor subisce così un profondo snaturamento, venendo sacrificato sull’altare del profitto e della ricerca del facile prodotto commerciale.

Torniamo al film e vediamo come è la storia: Malekith, il re degli elfi oscuri, vuole far sprofondare l’universo nell’oscurità da cui è nato, e per farlo ha necessità di mettere le mani su un antico potere, l’Aethir. Questo potere gli era stato tolto e nascosto da Bor, il padre di Odino. Jane Foster vi incappa per caso e ne viene posseduta; Thor la porta su Asgard credendola in pericolo e fa bene: Malekith e la sua razza attaccano Asgard, fallendo di pochissimo nel catturare la ragazza, ma nella lotta resta uccisa Frigga, la madre di Thor. Oltre a proteggere Jane, Thor vuole farla pagare a Malekith e così si allea con l’infido fratellastro, Loki, desideroso anche esso di vendicare la madre (adottiva). Il loro piano fallisce alla grande e Malekith riesce non solo ad appropriarsi dell’Aethir, ma anche ad uccidere Loki. Resta solo Thor a fronteggiarlo: la battaglia finale avviene sulla Terra, a Greenwich (Londra), e grazie all’aiuto dei suoi alleati umani (Jane e il dottor Selvig) riesce alla fine ad avere la meglio. Vi evito la descrizione completa del finale per evitarvi un grosso spoiler. La storia del film è abbastanza semplice e lineare, con il potere dell’Aethir a svolgere il ruolo di MacGuffin. Non mancano alcuni buchi di sceneggiatura: la spiegazione su come scoprono il luogo dell’attacco di Malekith alla Terra, ad esempio, è davvero campata in aria, e pur di non perdere l’opportunità di creare una scena comica, poi, si sacrifica spesso e volentieri il realismo e la logica (tipo Thor che va in metro per tornare da Malekith a Greenwich … ma usare Mjolnir e volare no?). Non voglio però infierire troppo su questo argomento, si tratta di pochi episodi (fastidiosi) che non scalfiscono nel complesso lo sviluppo del film.

Un altro punto debole della pellicola è l’inconsistenza dei cattivi e dei loro piani: Malekith è un villain davvero piatto e scialbo, le sue motivazioni praticamente risibili (voglio riportare l’universo a come era prima, nell’oscurità, quindi distruggerò tutto … mah!), la sua forza quasi nulla rispetto a Thor. Nello scontro finale, grazie al potenziamento dell’Aethir, Malekith tiene testa a Thor, riuscendo anche a metterlo in serie difficoltà, ma poi si fa comunque fregare come un pollo, senza un reale motivo che non sia il fatto che siamo alla fine del film e che Thor deve vincere.

Un’altra cosa che non mi è piaciuta molto, e vado a concludere la recensione, è il modo in cui viene ritratta Asgard. Il primo film aveva chiarito come Thor, Odino e gli Asgardiani, a conti fatti, non fossero davvero divinità ma super alieni, e la cosa ci poteva anche stare. In Asgard si fondevano magia e tecnologia, ma l’elemento predominante del primo film, a parere mio, era l’aspetto mitico/magico. In questo secondo film si punta invece più sull’altra faccia della medaglia, l’aspetto alieno/tecnologico: gli elfi scuri (anche essi alieni, ovviamente) utilizzano astronavi, armi a raggio e bombe potentissime, mentre Asgard risponde all’attacco volante degli elfi scuri con cannoni e contraerea. Non so voi, ma su di me queste scelte hanno avuto un effetto straniante. Ammetto che visivamente erano uno spettacolo, però avrei preferito che si fosse rimasti sul piano fantasy/magico, senza contare poi che se decidi di puntare sull’aspetto tecnologico, poi devi seguirlo fino in fondo, perché altrimenti il rischio “mi puzza di stronzata” è alle porte. Un rischio che si concretizza in fretta quando prima vedi tutta questa tecnologia in azione, salvo vedere gli Asgardiani usare ancora spade e lance: ma se hai la tecnologia per creare armi a raggio, perché fare un martello magico invece di un super cazzuto fucile laser magico? 

In conclusione questo secondo film di Thor delude sotto diversi aspetti, pur restando nel complesso gradevole, ma senza mai andare oltre una stiracchiata sufficienza. La storia scorre liscia fino alla fine, senza scossoni o colpi di scena, l’azione e l’aspetto visivo sono a buoni livelli, ma i vari difetti a cui ho accennato tolgono al film la capacità di emozionare davvero; “Thor: the Dark World” è un semplice compitino fatto per avvicinarsi ulteriormente al secondo film degli Avengers, né più né meno.

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